Senza glutine, “naturalmente”!

Farine senza glutine

Più spesso di quanto si possa pensare mi viene chiesto quali siano le farine ottenute dalla macinazione di cereali senza glutine. Oppure se il riso, il mais o altri cereali contengano glutine oppure no. Per questo motivo, con questo post cercherò di fornire a coloro che non avessero ancora approfondito l’argomento, un breve elenco delle farine naturalmente senza glutine, facilmente reperibili sul mercato italiano, ottenute dal solo processo della macinazione da cereali o altre tipi di semi.

In Italia le più comuni farine naturalmente senza glutine penso siano la farina di riso e quella di mais.

La farina di riso si può trovare sia macinata a pietra che a rulli, integrale o raffinata e anche di diversi tipi di riso.

Quella di mais è reperibile anch’essa macinata a pietra o a rulli nei formati di fumetto di mais, fioretto di mais, integrale e bramata nelle differenti varietà  di questo cereale presenti sul territorio.

Alcuni tipi di mais coltivati in Italia. Il rostrato di Rovetta (rosso), il marano (giallo) e il nero di Esine.

A seconda delle tradizioni gastronomiche delle diverse località, tra le più comuni figurano anche quella di grano saraceno, di ceci, di castagne, di lino, di lupini, di mandorle e di carrube.
Naturalmente senza glutine e originarie di altre parti del mondo, ma ormai abbastanza diffuse anche in Italia sono anche le farine di teff, di quinoa, di miglio, di amaranto e quella di sorgo.
Da tempo è facilmente reperibile anche la farina ottenuta dalla macinazione dei semi di canapa, quella di altri legumi oltre ai ceci ( fave, lenticchie, piselli ecc.) e quella di ghiande.

Le mie Brezel. Ora anche in versione veg-friendly!!

Da qualche tempo mi sono accorto che anche le mie brezel, solitamente molto apprezzate dalla maggior parte dei miei amici, hanno perso un pochino di appeal. Proprio così. Ormai mi devo accontentare di condividerle con un numero sempre più ristretto di amici.

Quale la causa?

Semplice, nella ricetta ormai collaudata, che prendeva spunto da quella trovata anni fa su un libro di ricette tradizionali tedesche, sono previsti latte e burro (che io talvolta sostituivo con panna fresca o yogurt). Molti di coloro che un tempo le apprezzavano, si sono scoperti intolleranti o allergici al lattosio.

Quindi, per far fronte alle loro esigenze mi sono dovuto adattare e ho provato a sperimentare alcuni ingredienti alternativi al latte e al burro. Ovviamente avrei potuto rendere la cosa più semplice utilizzando del latte senza lattosio. Ma già che c’ero, ho pensato di complicarmi un poco la vita e di fare delle brezel che potessero essere appetitose anche per vegetariani e magari anche per vegans.

Ho scelto quindi di sostituire il latte vaccino con una bevanda alla soia (che una volta era denominato “latte di soia”), senza additivi quali zucchero o altri aromi. Mentre invece del burro ho utilizzato una miscela di olio extravergine di oliva e crema di sesamo (la crema di sesamo viene chiamata anche tahin o tahina).

Devo ammettere che il sapore non è proprio lo stesso, la miscela di tahin più olio e.v.o. aiuta a mitigare il sapore della bevanda alla soia. Così il risultato è stato più che soddisfacente!

Per coloro che intendessero cimentarsi nella realizzazione di questa versione di brezel ecco la ricetta!

Quando la farina non basta. (pane con barbabietole)

organic vegSebbene mi renda conto che si tratta di un piccolo gesto. Quando ho la possibilità di acquistare prodotti biologici a km 0 direttamente dal produttore, spero sempre che il mio contributo non sia vano.

Confidando che esso possa essere uno tra i tanti atteggiamenti che contribuiranno ad un miglioramento socioeconomico e ambientale, non posso fare a meno  di chiedermi se questo percorso abbia un’effettiva valenza!

Intanto, per sfruttare al meglio uno dei miei ultimi acquisti fatto al mercato degli agricoltori che si tiene ogni venerdì nel mio quartiere, ho provato ad impastare un pane con delle ottime barbabietole, semi di girasole, farina di grano tenero tipo 2 , di farro monococco integrale  e di farro spelta integrale, tutte e tre macinate a pietra. Una volta impastato ho ricoperto le pagnotte con dei semi di lino. Il risultato è stato abbastanza soddisfacente.

pane con barbabietole

Dico abbastanza perché c’è sempre un margine di miglioramento!

Grani antichi, tra necessità, passione e moda!

Fette di Pane nero di Castelvetrano (realizzato con farine di grani antichi siciliani di Tumminia – Russello – Biancolilla)

Panificare con i “grani antichi” significa rinunciare alla “ipertrofia” del glutine delle farine più moderne e maggiormente raffinate. In cambio però, si hanno sapori e profumi che non si otterranno mai dalle pallide farine “0” e “00”.

Inutile che  vi decanti le loro qualità nutrizionali e organolettiche. Potrebbero farlo mille volte meglio di me nutrizionisti e biologi.

Mi limiterò a dire che se volete ottenere impasti con sapori e profumi eccellenti non potete fare a meno di utilizzare i grani che nei secoli hanno subito meno variazioni e che  hanno così mantenuto intatte le loro caratteristiche.  Secondo me devono essere rigorosamente macinate a pietra nei mulini che hanno l’esperienza necessaria a far si che da questi cereali si ottengano farine capaci di rendere al meglio durante la panificazione. Tuttavia, integrali o burattate anche solo parzialmente, le farine derivate dai “grani antichi” talvolta risultano difficili da utilizzare se non si ha la dovuta esperienza .
Nonostante ciò, a coloro che come me hanno una sincera passione per questo tipo di farine, risulta assai facile tesserne le loro lodi.
Molte di queste farine di “grani antichi” hanno anche un basso contenuto di glutenina e gliadina (le proteine che compongono il glutine). Così risultano essere più indicate per chi ha problemi di ipersensibilità al glutine, perché meglio tollerate.
E’ mia personale opinione che, come avvenuto per molti altri alimenti, anche questi cereali stanno diventando qualcosa che va ben oltre la loro primaria funzione di nutrire in modo salutare.
Certamente oggigiorno l’utilizzo di questi cereali è diventato in qualche misura una moda. Infatti, molto spesso il termine “grani antichi” viene utilizzato erroneamente anche per alcuni cereali che sono il frutto della moderna ricerca e sperimentazione in campo agroalimentare dello scorso secolo.

Pane di segale “Apiece of bread” style.

Ho provato a fare del pane di sola farina di segale diverse volte.

Devo ammettere che dopo una serie di risultati altalenanti e dopo aver provato diverse ricette che, a mio modesto parere, erano prive di alcune basilari informazioni. Non mi era riuscito di ottenere il risultato desiderato.

Alla fine, tra le varie ricette per pane di segale al 100%, che mi sono capitate tra le mani, quella di Ian Lowe del panificio Apiece of Bread (Tasmania), mi è sembrata la più valida, semplice da realizzare e affidabile.

L’ho suggerita a mia volta a molti miei amici e follower. Ma a quanto pare lo scoglio maggiore per loro era che la ricetta, scaricabile gratuitamente fino a pochi mesi fa dall’account Dropbox di Ian Lowe, essendo scritta (ovviamente) in inglese, non risultava a tutti di facile comprensione.

Così pensando di fare un utile lavoro ho deciso di tradurla (al meglio delle mie capacità) e di pubblicarla qui sul mio blog.

Se vi può essere d’aiuto cliccate sul link seguente:

APIECE PANE 100% di SEGALE

La mollica di una pagnotta 100% segale integrale

Ci tengo a sottolineare alcuni aspetti.

  • Ho cercato di rendere una traduzione abbastanza comprensibile e fedele all’originale.

  • La ricetta è per un pane di segale con prefermento di lievito madre realizzato con farina di segale. Il prefermento viene fatto maturare per 12/14 ore in un contenitore per alimenti con chiusura ermetica tipo quello della foto seguente.

  • Nella ricetta, Ian Lowe di Apiece of bread, consiglia lutilizzo di farina di segale integrale macinata grossolanamente, io ho provato anche con farina di segale bianca (setacciata) e ho dovuto ridurre leggermente la percentuale d’acqua. Comunque potrebbe essere che al primo tentativo la quantità d’acqua debba essere valutata in base alla reazione della vostra farina in fase di impasto.